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SavingArt – 19 dicembre 2017

scritto il 29 dicembre 2017

Quest’anno match ha deciso di brindare e scambiare gli auguri di Natale con clienti e amici organizzando un’iniziativa culturale alla Biblioteca Roncioniana di Prato, rinnovando così l’impegno a sostegno della cultura del nostro territorio.

Ha introdotto la serata Felicita Audisio, membro del comitato esecutivo della Fondazione Eredità Marco Roncioni, esprimendo il suo apprezzamento riguardo l’iniziativa umanistica di match, che pur essendo una società che tratta “numeri”, si è dimostrata sensibile nei confronti della cultura e della valorizzazione della più antica biblioteca di Prato.

Ha proseguito Giovanni Pestelli, archivista e studioso, che ci ha raccontato la storia della Biblioteca a partire dalla sua progettazione e realizzazione.

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Creata per volontà testamentaria dal nobile pratese Marco di Emilio Roncioni, dal 1766 ha sede nel Palazzo Roncioni, nel centro storico di Prato. Biblioteca storica e di conservazione, custodisce ricche collezioni di interesse generale e locale, tra le quali vanno ricordate le raccolte di antichi manoscritti dal XIII al XIX secolo. Nell’edificio che ospita la Roncioniana sono stati recentemente restaurati la struttura e i suoi arredi, in particolare il portale di accesso della Biblioteca e tutti gli elementi lignei della sala lettura; inoltre, è stata operata una pulizia del materiale librario presente.

Alessia Cecconi, storica dell’arte e direttrice della Fondazione CDSE di Vaiano, durante il suo interessante e affascinante intervento, ci ha raccontato e mostrato episodi di salvataggi straordinari del patrimonio artistico in Toscana durante la II guerra mondiale.

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Nelle fasi iniziali del conflitto si pensò di incastellare con legname e sacchetti di sabbia le statue e coprirle con tettoie di eternit (ciò avvenne per le sculture davanti a Palazzo Vecchio), a rinforzare le fondamenta degli edifici (come nella basilica di San Lorenzo a Firenze) e a rivestire le superfici delle opere con carta e tessuto o costruire delle vere e proprie pareti per le cappelle affrescate all’interno delle chiese (come fu fatto per gli affreschi di Piero della Francesca ad Arezzo).

Per quanto riguardava la tutela delle opere d’arte mobili a Firenze, si attuò la rimozione e il trasferimento nei depositi fuori dalla città di migliaia e migliaia di opere dei musei, delle chiese e delle collezioni private cittadine. Le grandi sculture inamovibili, come il David di Michelangelo, furono, invece, protette inizialmente con un’impalcatura di legno e sacchi di sabbia, poi completamente incapsulate in strutture di mattoni.

david 1943 tagliato         David 1943 capsule

Alessia Cecconi ci ha poi descritto le storie, tra bombardamenti e distruzioni, di altre importanti opere d’arte come il Polittico della Misericordia di Piero della Francesca a Borgo San Sepolcro, il Tabernacolo di Filippino Lippi a Prato, la Primavera di Sandro Botticelli a Firenze.

Ogni città ha opere d’arte alle quali storicamente è affezionata; è come se l’immagine e l’identità di un paese si costruisse e si tramandasse nel tempo anche grazie a quelle opere d’arte, senza le quali la collettività si sentirebbe disorientata se non addirittura mutilata. La perdita di un’opera d’arte durante la guerra è, quindi, sempre una ferita profonda, non solo per il suo valore storico e artistico, ma anche e soprattutto per il ruolo che riveste per un territorio.

Ringraziamo Alessia Cecconi per il suo prezioso intervento che ci ha permesso di conoscere la storia di come la comunità toscana abbia cercato di difendere opere e monumenti durante la II guerra mondiale, e la Biblioteca Roncioniana che ci ha fatto apprezzare la bellezza dei suoi spazi e la ricchezza del patrimonio che conserva.

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