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La storiella di Berta: i mercati finanziari spiegati con ironia alla maniera di match!

scritto da Guido Aldinucci il 12 febbraio 2017

Oggi vi voglio raccontare una storiella.

In una grande città viveva Berta, studiosa universitaria modello, laureata in una prestigiosa università Italiana con il massimo dei voti.

Dopo oltre un anno di invio Curriculum e di incontri con gli HR di un sacco di Società, non riuscendo a trovare uno straccio di lavoro, decide di chiedere un prestito in famiglia e con il ricavato apre un Bar.

Ben presto si accorge che più che le colazioni al mattino, vanno molto forte le bevute di alcolici.

Berta si rende anche conto che molti di questi avventori, vista la precaria situazione economica Italiana, sono disoccupati (o in procinto di esserlo) e che quindi è ipotizzabile una forzata e decisa riduzione delle consumazioni e conseguentemente degli introiti.

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Ecco che la mente fervida di Berta escogita un geniale piano di marketing. Essa consente in pratica ai suoi avventori di consumare oggi e di pagare in seguito, annotando su un quaderno le bevute da pagare; il quaderno diventa in pratica il libro dei crediti.

La formula “bevi Oggi, paga domani” ha un incredibile successo tanto che, una volta che la voce si sparge, il business aumenta e il bar di Berta diventa il più importante della città.

E ogni tanto Berta, per guadagnare ulteriormente, dà un “ritocchino” ai prezzi aumentandoli, senza ovviamente incontrare alcuna protesta visto che tanto nessuno dei suoi avventori paga il conto. È un rialzo virtuale che permette un ulteriore aumento del valore delle vendite.

L’Istituto bancario di Berta, rassicurato dal volume d’affari, le aumenta il fido. In fondo, dicono i risk manager, il fido oggi concesso è garantito da tutti i crediti che il bar vanta verso i clienti: il collaterale a garanzia.

Nel frattempo l’Ufficio Investimenti & Sviluppo Finanziario della banca ha un’idea sensazionale. Usano i crediti del bar di Berta e li danno in garanzia ad una emissione obbligazionaria nuova fiammante che collocano sui mercati internazionali: ecco che nascono i Briachi Bond.

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I bond spuntano immediatamente una classificazione AA+ identica al rating dell’istituto bancario che li emette, e gli investitori non si accorgono che tali titoli sono di fatto garantiti da debiti di ubriaconi disoccupati. Così,  dato che il rendimento è elevato e considerando il titolo “sicuro”, si precipitano in massa ad acquistarli facendo in tal modo crescere il prezzo.

Il tam tam finanziario sul titolo è grande e le voci di questi fantastici Briachi Bond  arriva anche ai gestori dei Fondi pensione chi iniziano a comprare massicciamente, attirati dall’irresistibile combinazione di un bond con alto rating, che rende tanto e il cui prezzo sale sempre. E i portafogli, in giro per il mondo, si riempiono di Briachi Bond.

Come però è sempre più uso e costume degli Istituti Bancari, che cambiano piuttosto frequentemente le figure di vertice delle agenzie, un giorno all’istituto bancario di Berta arriva un nuovo direttore che, preoccupato dall’aria di crisi che si respira, ritenendo di essere troppo esposto con il fido concesso a Berta, decide di ridurlo pretendendo il parziale rientro di Berta.

Ecco che Berta, per trovare il denaro per rientrare nel fido, inizia a chiedere ai suoi avventori di pagare, anche parzialmente, i loro debiti. L’esito di tale iniziativa si rivela ovviamente fallimentare in quanto rivolto ad una pletora di disoccupati che si sono bevuti anche tutti i risparmi.

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Berta non è quindi in grado di ripagare il fido e l’istituto bancario, capitanato dall’irreprensibile direttore, le taglia i fondi.

Il bar fallisce e tutti i dipendenti si trovano per strada.

Il prezzo dei Briachi Bond crolla del 93%.

L’istituto bancario che li ha emessi entra in crisi di liquidità e congela immediatamente l’attività: niente più prestiti alle aziende. L’attività economica locale si paralizza.

Intanto i fornitori di Berta, che nel momento di massima espansione dell’attività le avevano fornito gli alcolici con esagerate dilazioni di pagamento, si ritrovano ora pieni di crediti “spazzatura” visto che lei non può più pagare.

Purtroppo avevano anche investito nei Briachi Bond, sui quali ora perdono il 93%.

Il fornitore di birra inizia prima a licenziare e poi fallisce.

Il fornitore di vino viene invece acquisito da un’azienda concorrente, che non aveva investito nei Briachi Bond e che quindi non è in crisi, che chiude subito lo stabilimento locale, manda a casa tutti i dipendenti  e delocalizza l’attività a 6.000 chilometri di distanza.

Per fortuna dei correntisti, l’istituto bancario  viene  salvato tramite il rilascio di un mega prestito governativo senza richiesta di garanzie e a tasso zero.

Per reperire i fondi necessari il governo ha semplicemente tassato tutti quelli che non erano mai stati al bar di Berta perché astemi o troppo impegnati a lavorare.

La storiella che volevo raccontarvi è terminata.

Adesso potete dilettarvi ad applicare la dinamica dei Briachi Bond alle cronache di questi giorni, giusto per aver chiaro in mente chi è ubriaco e chi sobrio.

I fatti narrati sono di pura fantasia anche se so che a qualcuno di voi sarà venuta in mente una situazione reale che si adatta perfettamente alla storiella qui raccontata.

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