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Le note di credito: quando e come emetterle.

scritto da alessia sanesi il 12 aprile 2015
Le note di credito

Le note di credito

 Le note di credito: quando e come farle; vi illustriamo alcuni casi pratici.

La società Alfa trova un accordo con un cliente per il saldo di fatture datate oltre l’ anno in corso, ad esempio, 2011. L’ accordo consiste nel pagamento parziale a saldo e stralcio.

Cosa deve fare la società Alfa?

Innanzitutto le note di credito devono essere emesse con la stessa aliquota applicata, in fattura, all’operazione originaria, anche se l’aliquota è variata tra la data di emissione della fattura e quella di emissione della nota di credito (R.M. 29.7.80 n. 383041). Ci sono due distinzioni da fare, in quanto le cause che possono dar luogo a una nota di credito si distinguono in due categorie:

senza limiti di tempo:

  • in caso di dichiarazione di nullità, annullamento, revoca, rescissione e simili;
  • in caso di mancato pagamento, in tutto o in parte, a causa di procedure concorsuali o di procedure esecutive rimaste infruttuose;
  • in conseguenza dell’applicazione di abbuoni o sconti previsti contrattualmente;

E’ opportuno specificare che il diritto alla detrazione dell’ imposta può essere esercitato al più tardi con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui si verifica la causa della variazione in diminuzione. Quindi, le note di credito devono essere emesse entro lo stesso termine previsto per l’ esercizio del diritto alla detrazione dell’ imposta sugli acquisti, con decorrenza dal momento in cui si verifica l’evento.

entro il termine di un anno dall’effettuazione dell’operazione imponibile originaria:

  • qualora gli eventi di cui sopra si verifichino a seguito del sopravvenuto accordo tra le controparti;
  • in caso di rettifica di inesattezze della fatturazione che abbiano dato luogo all’applicazione dell’IVA in base al principio di cartolarità dell’imposta (art. 21 co. 7 del DPR 633/72).

Sopravvenuto accordo Il mancato pagamento di una parte del corrispettivo, se non imputabile ad una procedura esecutiva rimasta infruttuosa, non legittima l’emissione della nota di credito con recupero della relativa imposta. Tuttavia, il diritto di variazione, da esercitare entro un anno dall’effettuazione dell’operazione imponibile originaria, è esteso all’ipotesi in cui gli eventi che legittimano la variazione si verifichino in dipendenza del sopravvenuto accordo fra le parti (art. 26 co. 3 del DPR 633/72). Si tratta dell’ipotesi in cui i suddetti eventi, tra cui il mancato pagamento in tutto o in parte del corrispettivo, non si verifichino in dipendenza di una sentenza o di un atto amministrativo, ma a seguito di un successivo accordo tra le parti. Oltre, quindi, all’ipotesi della risoluzione consensuale, anche la successiva riduzione del corrispettivo, concordata tra il fornitore ed il suo cliente, consente di esperire la procedura di variazione in diminuzione dell’imponibile e dell’imposta, purché nel rispetto del termine annuale di cui si è detto.

Sotto questa condizione, è possibile emettere la nota di credito per recuperare l’IVA relativa alla quota-parte del corrispettivo non pagata. Resta fermo il fatto che le note di credito sono facoltative, in quanto la mancata emissione di un documento non determina alcun danno per l’ erario.

Se avete un caso particolare e mille dubbi che non trovano risposta, contattateci! Assieme potremo trovare la giusta soluzione!  

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