Home > Blog > Legge di stabilità 2015. Contribuenti minimi Atto III

Legge di stabilità 2015. Contribuenti minimi Atto III

scritto da davide fabbri il 12 gennaio 2015

Con la legge di stabilità 2015 esordisce il nuovo regime dei contribuenti minimi che dal 2008, anno della sua prima introduzione, ha già subito 3 revisioni. I numerosi interventi correttivi a cui siamo ormai abituati da anni in tema di leggi tributarie non hanno risparmiato il giovane istituto, creando ad ogni revisione nuove fattispecie di contribuenti il cui “destino fiscale” non sempre risulta di agevole individuazione. Ogni caso deve essere attentamente controllato con l’aiuto di un professionista. Un errore di valutazione può costare caro al contribuente che decide di avvalersi del regime agevolativo sebbene non ne sia in realtà titolato. Per chiarirci meglio le idee facciamo un quadro riassuntivo dell’evoluzione o involuzione che il legislatore nel corso di questi ultimi anni ha riservato al regime.

Il contribuente minimo nasce con la legge finanziaria per il 2008 n. 244/2007 ed entra in vigore il 1 gennaio 2008. Potevano accedere al nuovo regime tutte le ditte individuali (aziende e professionisti) che nell’anno solare precedente rispettavano i seguenti requisiti:

  • avevano conseguito ricavi non superiori a 30.000 euro;
  • non avevano effettuato cessioni all’esportazione;
  • non avevano sostenuto spese per lavoratori dipendenti o collaboratori;
  • non rientrano nei regimi speciali ai fini iva
  • non avevano effettuato, nel triennio precedente, acquisti di beni strumentali anche sotto forma di contratti di locazione anche finanziaria per un ammontare complessivo di euro 15.000.

Il reddito derivante dall’attività era tassato con tassazione sostitutiva del 20% calcolata su un imponibile rilevato in base al principio di cassa dalla differenza tra costi e ricavi afferenti l’attività. Il contribuente minimo non applica l’iva sulle vendite e non ha la facoltà di effettuare la rivalsa iva sulle fatture in acquisto, ne consegue l’esonero dagli adempimenti iva riguardanti la tenuta e la conservazione dei registri, le liquidazioni periodiche e i versamenti. Ulteriori agevolazioni per i minimi sono l’esenzione dall’Irap, l’esclusione dall’applicazione degli studi di settore e dall’applicazione dei parametri e l’esonero dalla tenuta della contabilità. Il contribuente minimo può limitarsi a conservare i documenti contabili e a numerarli progressivamente. Tali agevolazioni sono rimaste invariate nel corso degli anni con le successive revisioni del regime.

Con il D.L. n. 98 del 2011 vengono apportate sostanziali modifiche al regime dei minimi che si traducono in un più stringenti condizioni di accesso. Al nuovo regime denominato “Regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e i lavoratori in mobilità” possono accedere solamente i titolari di imprese individuali che oltre ai requisiti previsti per l’accesso all’originario regime dei minimi 2008:

  • hanno iniziato l’attività successivamente il 31 dicembre 2007;
  • non abbiano esercitato, nei tre anni precedenti l’inizio della nuova attività, attività artistica, professionale ovvero d’impresa, anche in forma associata o familiare;
  • non svolgano attività che costituisca, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo (devono intendersi comprese anche la collaborazione coordinata e continuativa e quella a progetto), escluso il caso in cui l’attività precedentemente svolta consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni.

Viene introdotto il limite massimo di 35 anni di età per poter usufruire del regime oppure il limite di 5 anni di permanenza per coloro che hanno già compiuto i 35 anni. Per controbilanciare i più stringenti requisiti di entrata viene ridotta l’aliquota dell’imposta sostitutiva da applicare all’imponibile che passa dall’originario 20% al 5%. I contribuenti che rientrano nel neonato regime di vantaggio sono inoltre esonerati dall’applicazione della ritenuta d’acconto sulle fatture attive. Un primo effetto derivante dall’applicazione del nuovo regime di vantaggio è l’esclusione dal regime agevolato di tutti coloro che vi avevano aderito rispettando gli originari requisiti previsti dall’art. 1 commi da 96 a115 e 117 legge n.244/2007 ma che non rispondono più agli ulteriori requisiti previsti dal D.L. 98/2011. Tali soggetti prendono la qualifica di contribuenti ex-minimi; rientrano nel regime ordinario iva con il beneficio di effettuare il versamento iva a debito in unica soluzione annuale entro il 16 marzo, mantengono l’esonero dal versamento Irap ma sono obbligati a calcolare le imposte nei modi ordinari non essendo più possibile per loro l’applicazione dell’imposta sostitutiva.

Con la finanziaria per il 2015 si arriva a una ulteriore modifica del regime; la terza.

Vediamo di seguito quali sono le caratteristiche più importanti.

L’aliquota dell’imposta sostitutiva sale dal 5% al 15% ma la novità più importante è il meccanismo di calcolo dell’imponibile che si ottiene moltiplicando l’ammontare dei ricavi/compensi per un coefficiente di redditività diverso in base al codice di attività Ateco. Non rilevano più le spese sostenute ad eccetto dei contributi previdenziali versati. Agganciato al codice Ateco è inoltre il limite di fatturato richiesto per accedere e rimanere all’interno del nuovo regime. Si va da un fatturato massimo di euro 15.000 previsto per le attività di intermediari del commercio, costruzioni, attività immobiliari e liberi professionisti ad un massimo di euro 40.000 previsto per le attività commercio all’ingrosso e al dettaglio e di ristorazione. Il limite di fatturato e il coefficiente di redditività suddivisi per codici Ateco sono reperibili nell’allegato n. 4 alla legge n.190/2014 di seguito riportati.

nota 4 legge minimi

In controtendenza rispetto ai precedenti regimi risulta inoltre la possibilità di sostenere per il contribuente minimo spese per personale dipendente e collaboratori per un massimo di euro 5.000 annui. Viene inoltre aumentata la soglia minima dei beni strumentali utilizzabili il cui costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, alla chiusura dell’esercizio non deve superare euro 20.000. Rientrano nel computo dei beni strumentali i beni in locazione anche finanziaria, noleggio e comodato in base al valore normale definito ai sensi dell’art. 9 del Tuir. A differenza dei vecchi regimi non è inserito nel computo il valore dei beni immobili in qualsiasi modo acquisiti e utilizzati per l’esercizio dell’impresa. In base al comma n.65 dell’art. 1 della legge di stabilità il contribuente minimo è inoltre titolare di una riduzione pari ad 1/3 del reddito conseguito nei primi tre esercizi di attività a condizione che:

  • il contribuente non abbia esercitato  nei tre anni precedenti l’inizio di attività altra attività artistica, professionale o d’impresa anche in forma associata o familiare;
  • l’attività esercitata non costituisca mera prosecuzione di altra attività svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo;
  • qualora la neo attività sia la prosecuzione di attività svolta da altro soggetto è necessario che nell’esercizio antecedente non siano stati superati i limiti di ricavi e compensi previsti per l’accesso al regime indicati nell’allegato n.4 alla legge.

Ulteriore beneficio nei confronti dei minimi imprenditori i quali avranno la facoltà di versare i contributi previdenziali in base all’effettivo reddito dichiarato e non i base al reddito minimale.

Come in precedenza, è precluso l’accesso ai nuovi minimi ai soggetti titolari di partecipazioni in società di persone e Srl trasparenti o in associazioni senza personalità giuridica costituite fra persone fisiche per l’esercizio in forma associata di arti e professioni. A differenza invece di quanto previsto per del regime di vantaggio coloro che contemporaneamente percepiscono anche redditi di lavoro dipendente possono accedere al nuovo regime solo se i redditi di lavoro autonomo sono prevalenti rispetto agli altri redditi. Tale prevalenza non è richiesta se la somma dei redditi non supera i 20.000 euro. Rimangono invariate rispetto alle precedenti previsioni tutte le ulteriori agevolazioni riguardanti l’esclusione dall’applicazione degli studi di settore, la tenuta della contabilità e l’esenzione dal pagamento dell’Irap.

Cosa accade ai vecchi regimi agevolativi in vigore fino al 31 dicembre 2014?

Da quanto esposto nei commi 85 e seguenti dell’art. 1 della legge in oggetto sembra che vengono abrogati tutti i precedenti regimi agevolativi:

  • Regime agevolato per le nuove iniziative produttive (art. 13 legge n.388/2000);
  • Contribuenti ex-minimi (art. 27 comma 3 del D.L. n. 98/2011);
  • Contribuenti minimi (art. 1 commi da 96 a115 e 117 legge n.244/2007).

Coloro che al 31 dicembre 2014 si avvalevano di uno dei regimi agevolativi sopra indicati e rispettano i requisiti per l’ingresso al nuovo regime agevolato applicano tale nuovo regime salvo la facoltà di esercitare l’opzione per l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto e delle imposte sul reddito nei modi ordinari.

Coloro che al 31 dicembre 2014 si avvalevano del regime di vantaggio di cui all’art. 27, commi 1 e 2 del D.L. n.98/2011 possono continuare ad avvalersi del vecchio regime per il periodo che residua al completamento del quinquennio agevolato e comunque fino al compimento del 35° anno di età. Per tali soggetti è fondamentale valutare la convenienza di permanenza nel vecchio regime o il passaggio al nuovo.

Rimandiamo alla prossima puntata l’analisi di alcuni casi pratici sui quali valutare la convenienza del nuovo regime 2015.

Stay tuned on match advisory!

Nome (*)

Cognome (*)

Email (*)

Messaggio

accetto l’informativa sulla privacy

Trattamento dei dati personali come da D.lgs 196/2003

Compilando ed inviando il modulo di contatto, si accetta quanto segue (in conformità con il D.Lgs. n.196/2003 sulla privacy). I dati anagrafici forniti saranno utilizzati, esclusivamente per elaborazioni interne o per l'invio da parte del titolare di comunicazioni ed offerte. Essi non verranno comunicati o diffusi a terzi. L’interessato gode dei diritti di cui all’ art. 7 D.Lgs. n.196/2003. Per esercitare tali diritti l'interessato dovrà rivolgere richiesta inviando una email all'indirizzo di posta elettronica info@wematch.it